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Farm Cultural Park: far rivivere un paese attraverso la rigenerazione urbana e culturale

Siamo nel centro storico di Favara, Andrea e Florinda decidono di tornare dall’estero per mettere a posto le case abbandonate del centro storico, per trasformarle in una galleria d’arte contemporanea, una residenza per artisti di tutto il mondo, un museo d’arte contemporanea per bambini, un centro d’innovazione internazionale. Ma come hanno fatto? Il loro progetto oggi è tra i semi-finalisti di Che fare. Ve lo vogliamo raccontare attraverso un’intervista ad Andrea Bartoli.

03/03/2014 Francesca Battistoni

Farm Cultural Park: far rivivere un paese attraverso la rigenerazione urbana e culturale

Andrea, ci racconti com’è nata Farm Cultural Park?

Farm Cultural Park è un Centro Culturale e Turistico Contemporaneo diffuso, insediato nella parte più antica del Centro Storico di Favara, paese Siciliano a 6 km dalla Valle dei Templi di Agrigento. È un’esperienza abbastanza unica che abbraccia mostre temporanee e permanenti, residenze per artisti, workshop, presentazioni di libri, concorsi di Architettura e molto altro. In questo progetto l’arte e la cultura si mettono a servizio del territorio per valorizzare e dare un futuro alle persone che vivono in Sicilia. A gennaio del 2010  è successo un evento tragico: il crollo di una palazzina del centro storico in cui morirono due bambine. Questo fatto ha accelerato il processo di realizzazione del nostro progetto. A quel tempo ci trovavamo all’estero e su Favara si cominciò a concentrare una grande attenzione mediatica. L’amministrazione, allora, decise di buttare giù le case del centro storico e di costruirne uno nuovo. Noi ci siamo precipitati e da allora abbiamo cominciato a ristrutturare piano piano le case del centro storico come spazi culturali da restituire alla città e lo abbiamo fatto soprattutto per ridare speranza agli abitanti di Favara.

Cosa è oggi Farm Cultural Park?

Oggi è un’istituzione Culturale privata, impegnata in un progetto di utilità sociale e sviluppo sostenibile: dare alla città di Favara e ai territori limitrofi una nuova identità connessa alla sperimentazione di nuovi modi di pensare, abitare e vivere. Tanta gente viene visitarci da fuori, tante persone si innamorano di questo posto e comprano delle case a bassissimo prezzo che poi piano piano ristrutturano e entrano a far parte della comunità.

Oggi stiamo ristrutturando un palazzo del 700 grazie ad alcuni fondi europei che diventerà un centro dedicato ai bambini con vocazione legata alla creatività, al gioco e al sogno tramite laboratori di teatro, architettura ecc.

Il territorio e la comunità di Favara come hanno accolto questa esperienza?

Ci sono diversi livelli di comunità. La comunità stretta ossia quella di Favara è fatta di giovani che ci supportano e a cui abbiamo dato l’orgoglio di appartenere al loro territorio, poi alcune persone sono tornate qui a Favara a vivere, ma certo non tutta Favara usufruisce dei nostri spazi ed è appassionata al nostro progetto. Chi non si è mai mosso da Favara fa fatica a capire perché noi perseguiamo con forza questo progetto e fa fatica a capire che noi non ci guadagniamo a livello economico ma ci mettiamo il nostro tempo e tutte le nostre energie.

Siete stati aiutati da fondi pubblici?

Ciò che è stato fatto è stato fatto senza fondi pubblici a parte la ristrutturazione del palazzo di cui parlavo prima per cui abbiamo ottenuto fondi europei. Abbiamo investito noi e chi ci ha creduto. Oggi la sfida è trasformare questa comunità attorno a FARM in una comunità che genera valore e che possa essere sostenibile.

E come pensate di fare?

Stiamo ragionando sui modelli organizzativi e giuridici, per esempio sul modello Fondazione di Comunità. Stiamo mettendo in atto partnership importanti come per esempio quella con la facoltà di Economia e Commercio di Catania, o con the HUB Catania, stiamo chiedendo consiglio ad altri progetti di rigenerazione urbana come per esempio Ex Fadda in Puglia con cui c’è uno scambio continuo di idee e modi di lavorare. Inoltre, vogliamo fare una chiamata alle armi per capire chi c’è e chi condivide i nostri valori e vuole mettersi in gioco come noi.

Parlando di Che fare, voi siete uno dei progetti semifinalisti candidati al premio. Ci raccontate il progetto che avete proposto?

Per Che fare abbiamo deciso di dare una mano ad altri territori che hanno bisogno di rinascere. Favara è orami un centro conosciuto ed è ora di capire come fare a ridare vita ad altri luoghi. FARM Regeneration è una possibilità per i comuni di Gela e Lampedusa che hanno già accettato di partecipare al progetto di intraprendere un percorso di valorizzazione del territorio. Vogliamo far partire un processo che possa poi camminare con le proprie gambe. Grazie al contributo di artisti, designer e professionisti del settore ci si adopererà per la riqualificazione di uno spazio attraverso un processo di arte partecipata che si concentra in tutte le sue fasi di realizzazione sul diretto coinvolgimento di chi vive la città. Le attività progettuali avranno inizio, per ogni città, con un sopralluogo del Team di Farm Cultural Park nel territorio, al fine di rafforzare i legami con le istituzioni e le associazioni locali. In concerto con queste, sarà individuato un luogo da adibire a sede del progetto, destinato ad essere rigenerato e convertito ad un nuovo uso. Si procederà quindi ad uno studio approfondito dei problemi e dei desiderata; le proposte della popolazione locale saranno raccolte tramite interviste dirette e tramite una piattaforma on-line.
Al termine del percorso partecipato di selezione, verrà scelta una tra le proposte che avranno riscosso maggiore interesse per essere presentata al pubblico.

Che cosa offre, secondo te, un processo di progettazione partecipata e quanto costa un processo del genere in termini di risorse fisiche, di tempo ecc.?

Noi a Favara ci troviamo in un buon momento ma la montagna da scalare è molto alta. Il processo è fortemente impegnativo e mette sul campo i valori, prima tutto la fiducia, la manutenzione dei rapporti, in poche parole le relazioni. All’inizio ci sono grandi entusiasmi e poi bisogna avere la forza di ridarsi gli obiettivi, di motivare sempre la squadra. Nell’ambito della rigenerazione urbana le esperienze sono tante ma sono piccole e non possono fare scuola. Non esiste una ricetta definitiva, esistono diverse esperienze tutte singolari e significative. Tutto è da provare ma l’importante è fare e provarci!