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L’informale come punto di forza della Smart City

I confini delle città si stanno espandendo, stanno diventando più “fluidi” tagliando spesso in maniera trasversale i tradizionali confini amministrativi. Questa nuova dimensione apre prospettive inedite, sia in termini di opportunità che di criticità, e solleva quindi un interrogativo: i tradizionali strumenti di governo del territorio sono ancora adeguati? Di questo e, in particolare della direzione che sta prendendo la pianificazione strategica nelle città, abbiamo parlato con Alessandro Balducci, Architetto e Dottore di ricerca in Pianificazione.

26/06/2013 Francesca Battistoni

L’informale come punto di forza della Smart City

Qual è il ruolo della città contemporanea?
Le città stanno cambiando profondamente, si stanno allargando nel territorio, stanno diventando delle vere e proprio regioni urbane e in questo modo riescono a reagire meglio alla crisi e a competere tra di loro. Ciò pone però un problema di governo: un conto è governare città che coincidono con i Comuni, un conto è amministrare città che attraversano i confini amministrativi. Oggi, ci troviamo di fronte a processi di cambiamento e di perdita di primato delle relazioni spaziali come meccanismo di costruzione di relazioni sociali e si perde anche traccia dei confini della città come meccanismo base di regolamentazione delle città stesse. Esistono, poi, problemi di varia natura: mobilità, frammentazione, maggiore e crescente disuguaglianza. Le popolazioni urbane diventano più diseguali rispetto alla popolazione nazionale di riferimento e quindi è necessario riuscire ad intervenire con strumenti nuovi perché quelli del passato non funzionano più.


Di che pianificazione strategica parliamo quando parliamo di Smart City?
Le regioni urbane si stanno muovendo sempre di più verso strumenti di pianificazione di natura informale, proprio perché si è rotto il rapporto tra confini amministrativi e piano strategico. Oggi c’è bisogno di processi in grado di dare indirizzi nuovi rispetto a contesti molto frammentati e articolati. In passato il compito di dare indirizzi nuovi lo avevano gli esperti e le cerchie ristrette della popolazione, le cosiddette élite urbane. Oggi, grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi media si riesce ad avere un rapporto molto più allargato con le comunità di riferimento e a creare vere e proprie community di soggetti che partecipano al processo di costruzione dell’informazione e di condivisione degli obiettivi di una città. Tali community entrano a far parte della governance della città e, attraverso l’uso della tecnologia, ne rivoluzionano il sistema.

Quanto conta dunque la dimensione dell’informale nella Smart city?
È la chiave del cambiamento, è la dimensione che permette di allargare il processo di pianificazione strategica. C’è molto da esplorare e scoprire perché mentre l’informale è stato sempre visto come un elemento di debolezza nella logica tradizionale di pianificazione, oggi l’informale in una logica Smart city può diventare un grande punto di forza e può essere la leva della speranza, fondamentale dimensione del vivere nelle Smart Cities.

Alessandro Balducci è Prorettore Vicario del Politecnico di Milano, professore ordinario di Pianificazione e Politiche Urbane e coordinatore del Dottorato in Spatial Planning e Urban Development. Come ricercatore nel campo degli studi urbani e dei problemi di pianificazione, è stato responsabile di ricerche e progetti di interesse nazionale e internazionale, dal Piano strategico della Provincia di Milano (2004-2008) all’attività di consulenza per progetti esteri (Dubai, Abu Dhabi, Shanghai). È autore e curatore di dodici libri e di più di cento articoli e saggi.

Alessandro Balducci è membro dello Steering Committee di Smart City Exhibition 2013 e della Commissione di valutazione della Call for paper Smart City Exhibition 2013