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Il cervello distribuito delle città

Abbiamo scritto recentemente della visione strategica di Santander nell’articolo “Smart vision: cosa può insegnare l’esempio di Santander alle città italiane". La città spagnola ha lanciato in questi giorni una nuova interessante iniziativa chiamata City Brain che mira a coinvolgere i cittadini nella raccolta di idee per migliorare la città. Vediamo meglio di cosa si tratta.

02/04/2013 Claudio Forghieri

Il cervello distribuito delle città

Santander City Brain ripropone in salsa spagnola il modello di Ideascale, ovvero la filosofia del crowdsourcing applicata alla pubblica amministrazione. Ideascale è una compagnia privata - fondata nel 2009 in contemporanea con il lancio della Open Government Initiative di Barack Obama - che fornisce in modalità cloud computing il software necessario affinchè aziende ed enti pubblici possano stimolare con un processo semplice e strutturato la raccolta di idee da parte della popolazione.

 

 

L’iniziativa si è rivelata un successo e alla fine del 2012 sul sistema Ideascale erano registrati più di tre milioni di utenti per circa tredicimila comunità. Anche in Italia il sistema è stato applicato ripetutamente, per esempio a Cagliari con l’Ideario lanciato dopo l’elezione del sindaco Massimo Zedda, o da FORUM PA con il contest “La tua idea per una PA migliore”.

Il modello Ideascale di basa su un mix di crowdsourcing e logiche di gaming per stimolare la partecipazione:

  •  Il cittadino si registra e crea un proprio profilo (social networking)
  • Può proporre delle idee e votare e commentare quelle altrui (crowdsourcing)
  • Questo comportamento attivo e collaborativo fa guadagnare dei punti e acquisire credibilità e a volte dei premi o riconoscimenti (gaming)
  •  Le idee più votate e commentate hanno maggiore visibilità (logica del rating)

A Santander questo modello è stato rivisitato fissando una dozzina di ambiti d’intervento dell’amministrazione su cui raccogliere le idee e, soprattutto, introducendo un sistema di incentivazione alla partecipazione basato sul sorteggio di premi ambiti come IPhone e IPad grazie alla collaborazione con alcune imprese.

Si tratta dunque di una open call generica, che non mira a risolvere un problema specifico ma punta a stimolare un grado diverso di partecipazione dei cittadini. Questa apertura, che da un lato dimostra la volontà di mettersi in gioco dell’amministrazione, presenta anche alcuni elementi critici che possono metterne a repentaglio il successo:

  • La mancanza di un obiettivo determinato su cui attivare la partecipazione
  • La mancanza di limiti temporali dell’iniziativa
  • La mancanza di una policy puntuale rispetto a che ne sarà delle idee ritenute migliori dai cittadini. (le policy di City Brain in questo senso affermano solo che nel caso un’idea venga selezionata dall’amministrazione, il suo ideatore sarà coinvolto nei limiti del possibile nella sua realizzazione).

Si rischia su vari fronti.

Senza un tempo definito per la consultazione, il livello di partecipazione potrebbe scemare dopo la fase iniziale di euforia dovuta alla novità e alla promozione dell’iniziativa. I luoghi partecipativi vuoti sono tristi e possono indurre sfiducia nell’operato dell’amministrazione. È l’effetto “C’è nessuno qui?”

Senza una definizione puntuale delle policy i cittadini, una volta riconosciuta un’idea come valida, si aspetteranno probabilmente che essa venga realizzata a prescindere dagli eventuali problemi organizzativi o di finanziamento che potrebbe incontrare l’amministrazione. È l’effetto “OK, la mia idea è stata votata, e ora? Che fa l’amministrazione?”

La mancanza di obiettivi specifici su cui ascoltare gli abitanti da un lato dimostra grande apertura, dall’altro rischia di disperdere lo sforzo in una miriade di proposte difficilmente concretizzabili e che mettono sotto grande pressione l’organizzazione dell’amministrazione pubblica.

Il modello Ideascale è probabilmente un ottimo sistema che, appoggiandosi sulla rete, agevola la fase iniziale dei percorsi di miglioramento della città grazie all’intelligenza distribuita.
Ma da solo non risolve i problemi.
Ecco perché è utile non dimenticare alcuni principi mutuati dalle esperienze degli ultimi dieci anni di e-participation, di bilanci partecipativi, di progetti di crowdsourcing, fra cui:

  • Esplicitare sempre ai cittadini l’intero processo partecipativo, definendo con chiarezza cosa ci si aspetta di ottenere, quali impegni concreti si prende l’amministrazione e a quali vincoli le decisioni sono sottoposte (normativi, finanziari, istituzionali, ecc.)
  • Fornire tutte le informazioni necessarie affinchè la partecipazione dei cittadini si possa basare su una conoscenza approfondita dei temi oggetto di discussione e non su semplici sensazioni
  • Pianificare l’integrazione fra le attività on line e quello off line in modo da garantire il diritto di accesso a tutti e un miglior sfruttamento delle specificità dei diversi canali e strumenti
  • Progettare il percorso partecipativo in modo che ci sia la possibilità di far evolvere le idee in modo condiviso, per fasi successive di elaborazione, e non ci si limiti a schierarsi per una soluzione o per l’altra

Raccogliere idee dei cittadini e condividerle oggi non è troppo complicato e la rete è in grado di facilitare questa fase in modo straordinario e a costi accessibili. Ma per far emergere quelle davvero vincenti e, soprattutto, realizzarle, occorrono le idee chiare, un grande impegno politico e un’organizzazione efficiente e adeguata.

È una bella scommessa che vorremmo coinvolgesse tutte le città italiane.