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Il Regno Unito si prepara a passare al 4G ma con la mente già rivolta al 5G

Tra le promesse del 4G, quarta generazione wireless di comunicazioni mobili a banda larga, c'è quella di attenuare il digital divide andando a coprire aree rurali in cui l’Adsl latita. Nel Regno Unito sembrano avviati a cogliere questa opportunità, anzi il governo britannico sta già studiando soluzioni per lo sviluppo del 5G nonostante il 4G debba ancora entrare a regime. E in Italia? Limiti di frequenza e di copertura ci parlano di un ritardo nello sviluppo del 4G...e la tecnologia 5G sembra una sfida ancora lontana.

02/04/2013 Andrea Pasqualetti*

Il Regno Unito si prepara a passare al 4G ma con la mente già rivolta al 5G

Il termine 4G definisce la quarta generazione wireless di comunicazioni mobili a banda larga. A regime il 4G dovrebbe consentire, grazie ad un nuovo e potente sistema di elaborazione dati, di fornire senza interruzioni connessioni ad elevate prestazioni alle diverse tipologie di reti presenti in un territorio. Gli operatori di telefonia mobile del Regno Unito (EE, Vodafone, O2, 3 e BT) hanno pagato 2,3 miliardi di sterline per l’acquisto delle nuove frequenze per lanciare servizi con la tecnologia 4G.

A questo proposito sono state sviluppate nuove tecnologie per il miglioramento della copertura di rete come le femtocelle e le picocelle per soddisfare le esigenze degli utenti mobili nelle case, edifici pubblici e uffici, garantendo così un servizio migliore per gli utenti che sono costretti ad utilizzare il roaming o che si trovano in aree di servizio più remote.

L’Ofcom (l'autorità competente e regolatrice indipendente per le società di comunicazione nel Regno Unito) ha messo all’asta due lotti di onde radio del paese. Il primo lotto, riguardante la banda di frequenza a 800 MHz, era stato utilizzato in precedenza dalla TV analogica e utilizzato per il passaggio al digitale.

L’utilizzo di questa frequenza è fondamentale per aumentare la copertura nelle zone rurali. Tutti gli operatori hanno ora comprato una parte di questa, ed è una grande notizia per i consumatori rurali che attualmente lottano per ottenere un po’ di connettività. Ciò significa che molti saranno in grado di scavalcare totalmente la tecnologia 3G e passare al 4G già all’inizio della prossima estate.

Nel Regno Unito ma anche in molti altri paesi d’Europa le zone rurali hanno sempre dovuto fare i conti con il fenomeno del digital divide poiché gli operatori del settore si sono sempre concentrati ad erogare il servizio migliore solo nelle grandi città. L’obbligo di O2 di fornire una migliore connettività anche nelle zone extra urbane - è prevista una copertura totale del 98% della popolazione britannica entro il 2017 - è finalizzato a risolvere o attenuare definitivamente questa problematica.

L’altra frequenza venduta da Ofcom era nella banda 2.6GHz. Questo spettro di frequenza superiore offrirà nuove capacità di larghezza di banda incredibilmente superiori a quelle attuali.

In totale sono stati messi all’asta 250Mhz di frequenze. Questo è equivalente a due terzi delle frequenze radio attualmente utilizzate da dispositivi come tablet, smartphone e computer portatili.

Con le tendenze attuali, il traffico dati aumenterà di circa 1.000 volte entro il 2020 e si stima la presenza di almeno 50 miliardi di dispositivi abilitati a Internet

Tutto questa necessità crescente di connessione e richiesta di connettività porterà velocemente ad un “crunch spectrum” poiché le frequenze radio a disposizione degli operatori si andranno ad esaurire velocemente. Lo spettro elettromagnetico delle onde radio è un'altra delle risorse limitate presenti sul nostro pianeta ed è attualmente terra di conquista degli operatori media che lo utilizzano per fornire servizi ai cittadini (TV e piattaforme radio, tutti i dispositivi mobili abilitati per il Web, servizi di emergenza) e delle forze armate.

Questa mancanza di spettro significherà essenzialmente difficoltà di approvvigionamento, comportando un aumento del divario tra i "ricchi" di tecnologia e i "non abbienti", le imprese più piccole saranno meno competitive sui mercati per il mancano sviluppo di prodotti e servizi per via delle restrizioni della tecnologia wireless. Al posto della grande apertura di partecipazione web, di massa e di nuove opportunità commerciali, si avrà una chiusura verso il basso.

Per questo motivo il governo britannico sta già studiando soluzioni per lo sviluppo del 5G nonostante il 4G debba ancora entrare a regime. A differenza dei suoi predecessori, la tecnologia 5G non si baserà sul miglioramento della velocità di trasmissione dati, ma sul rendere reale e sostenibile quotidianamente la vita digitale delle persone. Sarà anche la tecnologia che consente di ridurre al minimo il fabbisogno energetico dei dispositivi web e infrastrutture di rete: un altro aspetto di come la vita di tutti i giorni diventa sempre più mobile e digitale.

All'Università del Surrey è stato dato il via libera per creare un 5G Innovation Centre, grazie ad un finanziamento di 35 milioni di sterline di investimenti provenienti da un fondo di investimenti realizzato dalla partnership di UK Research e un consorzio dei principali operatori di telefonia mobile e fornitori di infrastrutture tra cui Huawei, Samsung, Telefonica Europa, Fujitsu Laboratories Europe, Rohde & Schwarz e AIRCOM. Così il Centro di Innovazione 5G sarà un hub per le ultime ricerche e le tecnologie, in grado di attrarre i giganti delle telecomunicazioni a livello internazionale per svolgere la propria attività di ricerca e sviluppo (R&D) e la base di un cluster per il coinvolgimento di tutti i tipi di imprese di diversi settori interessati a ottenere un vantaggio dallo sfruttamento delle piattaforme 5G: aziende dei media, giochi, salute, logistica, ecc

Il Centro sarà un ambiente ideale per lo sviluppo e le attività di testing della tecnologia 5G (le attività si svolgeranno in tutto il campus universitario e anche a Guildford, al fine di offrire un modello di diversi tipi di arredo urbano e non) permettendo così alle imprese di provare tutte le nuove potenzialità offerte dalla nuova rete.

Allo stato attuale delle cose le organizzazioni del Regno Unito sembrano avere una visione lungimirante della situazione per cogliere l'occasione e partecipare nella maniera giusta a questa nuova sfida globale proposta dai mercati. Il 5G ha il potenziale per essere un bene prezioso per i prossimi anni.

L’Italia come si sta muovendo al riguardo? E’ pronta a raccogliere il guanto di sfida nello sviluppo di questa nuova tecnologia?

Com’è la situazione del 4G in Italia

In Italia, il 30 settembre 2011 si é conclusa l’asta per la concessione delle frequenze 4G LTE delle tre frequenze disponibili: 800, 1800 e 2600. La parte del leone l’hanno fatta Wind, Vodafone e Telecom Italia, che sono riuscite ad assicurarsi due blocchi ciascuna della frequenza LTE 800 Mhz (la migliore). Per quel che riguarda i 1800 Mhz, un blocco a testa per Vodafone, Telecom Italia e H3G. Quest’ultima si é aggiudicata quattro blocchi dei 2600 Mhz, esattamente come Wind: tre ciascuno per Telecom Italia e Vodafone.

I budget stanziati e spesi dalle compagnie telefoniche sono stati notevoli: l’asta, conclusasi poi con la raccolta di quasi 4 miliardi di euro, aveva infatti come obiettivo il raggiungimento dei 2,4 miliardi. Questo il dettaglio degli importi: con 1,26 miliardi di euro a testa, Vodafone e Telecom Italia hanno speso più di tutti. Segue poi Wind con 1,12 miliardi, e H3G con 305 milioni, l’unica esclusa dalla banda migliore, la 800 Mhz.

Il primo bilancio, scontato, è che è stato un successo per lo Stato, meno scontate sono le conseguenze dell’asta per i consumatori.

Perché? Perché al momento gli operatori sono partiti con una sola delle tre frequenze su cui funziona la rete 4G italiana, quella a 1800 MHz, che serve principalmente per la copertura outdoor (all’aperto). Per una miglior copertura all’interno degli edifici (indoor) bisogna aspettare l’attivazione della frequenza a 2600 MHz (la terza frequenza è quella a 800 MHz, che sarà utilizzata principalmente in aree rurali).

I limiti di frequenza si aggiungono a quelli di copertura. Tim al momento garantisce copertura in 13 città: a Torino, Milano, Roma e Napoli – già servite al lancio del servizio “Ultra Internet 4G Tim” - si aggiungono inoltre le novità di Ancona, Brindisi, Catanzaro, Forlì, Genova, Padova, Palermo, Taranto e Trento. Vodafone porta il suo 4G anche a Bari, Genova, Napoli, Torino, Padova e Palermo (la partenza era stata su Roma e Milano). 3 Italia e Wind stanno partendo in questo inizio di 2013.

Dall’analisi di questo scenario si evince chiaramente che non solo mancano abbondantissime porzioni di territorio nazionale, ma per ora è precluso l’utilizzo del 4G in luoghi strategici per la mobilità delle persone come reti ferroviarie, autostrade, aeroporti. Si è dunque ben lontani dalla copertura che il 3G, garantisce attualmente su tutto il territorio nazionale.

C’è da ricordare che una delle promesse del 4G, soprattutto sulla frequenza 800 MHz che le tv devono liberare, è di attenuare il digital divide andando a coprire aree rurali in cui l’Adsl latita. Ma al momento il 4G non può certo essere considerato un sostituto tout court del wi-fi (ovvero del cavo) quanto piuttosto un integratore iper-vitaminizzato per utenti professionali, danarosi o comunque molto esigenti.

Da tutto questo si evince che nel bel paese nonostante un surplus di fondi notevoli, circa 1,3 miliardi di euro, e un anno d’anticipo sulla vendita delle frequenze, non solo lo sviluppo del 4G sia in ritardo rispetto al Regno Unito ma si nota una strutturale mancanza di progettualità e lungimiranza da parte delle istituzioni nel raccogliere una sfida tecnologica così importante come lo sviluppo della tecnologia 5G.

Ecco una tabella riepilogativa dell’asta per le frequenze 4G nel Regno Unito

tabella operatori UK

 Ecco una tabella riepilogativa dell’asta per le frequenze 4G in Italia

tabella operatori italia

 

Versione dell'articolo in lingua inglese


* Andrea Pasqualetti, laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Siena, ha lavorato per 4 anni al Circondario Empolese Valdelsa dove, tra le altre cose, ha coordinato il gruppo di lavoro che si è occupato di omogeneizzare i contenuti dei vari siti web istituzionali degli 11 Comuni di Circondario e si è occupato della creazione e dello sviluppo delle pagine Istituzionali Facebook, Twitter e Canale YouTube dell’Ente.