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Tutte le "sharing economies" che vogliamo: dal nuovo documento di Bruxelles a #SCE2015

Amazon lancia a Seattle il servizio Amazon Flex che recluta autisti free - lance, dotati di automobile e smartphone, per la consegna dei pacchi. Nel frattempo, a Malo, in provincia di Vicenza, un gruppo internazionale di volontari lavora ai WuppDays, per creare una piattaforma open source che metta in contatto donatori e fruitori di cibo inutilizzato da tutto il mondo.  E per la nostra città, quale è la sharing economy che vogliamo?

05/10/2015 Chiara Buongiovanni

Tutte le "sharing economies" che vogliamo: dal nuovo documento di Bruxelles a #SCE2015

Articolo
smartinnovation

La domanda non è retorica né si tratta di un vuoto esercizio di stile, perché da qui dipende l’impegno a sostenere, abilitare o semplicemente lasciar sviluppare iniziative di nuova economia che hanno un’anima sociale e, a ben guardare, anche politica.

Mentre le amministrazioni italiane si iniziano (chi più chi meno) ad attrezzare, ne prendono coscienza anche a Bruxelles, tanto che proprio dal Comitato delle Regioni è venuto fuori un progetto di parere della commissione Politica economica, dal titolo “La dimensione locale e regionale dell’economia della condivisione”, presentato in questi giorni. Interessante la proposta di sistematizzare in quattro categorie quella che generalmente viene chiamata “economia della condivisione”, sulla base del diverso impatto sociale.

A relazionare sul progetto, l’italiana Benedetta Brighenti, vicesindaco di Castelnuovo Rangone (Modena) che spiega innanzitutto la necessità distinguere la c.d. sharing economy  in: “economia dell'accesso” (es. Spotify per l'ascolto di brani musicali); “gig economy”, singole prestazioni lavorative attivate tramite piattaforme online o applicazioni su smartphone (es. Uber); “economia collaborativa” in cui si presuppone la condivisione di un bene (es. BlaBlacar); “pooling economy”, basata sulla gestione collettiva di un parco cittadino come di un condominio.

Secondo punto, per noi di particolare interesse, è l’accento sulle città e sulla necessità di risposte rapide a questioni come protezione dei dati personali, regole fiscali e tutela dei lavoratori. Come città e regioni "vogliamo tutelare un'economia che riteniamo una ricchezza per il territorio, ad esempio in settori come il turismo, dove puoi far conoscere tradizioni locali ed enogastronomiche tramite la condivisione di case, cucine e ricette", afferma la Brighenti e annuncia: "Nel giro di qualche mese vorremmo vedere dei tavoli di confronto con Commissione europea e autorità nazionali e il dossier dovrebbe avere tempi rapidi: come Comitato delle Regioni Ue insisteremo su questo fronte". (Ansa.it)

A SCE 2015 – Citizen Data Festival, il 15 ottobre,  in collaborazione con Milano Sharing City, la rete degli attori dell’economia collaborativa costituita dal Comune di Milano di cui FPA fa parte, organizziamo un tavolo, tutto italiano sul tema delle piattaforme della sharing economy e su cosa la pubblica amministrazione, ai diversi livelli, abbia a che fare con esse.

Qui trovate il programma: "Le piattaforme della sharing economy: la città condivisa e collaborativa15 ottobre ore 16,30, BolognaFiere.

Da AltroConsumo all’Intergruppo Innovazione della Camera dei Deputati, dalle startup innovative alla rete del consumo collaborativo, dal punto di vista dell’impresa sociale ai principali think-tank: a che punto siamo e come dovremmo muoverci?

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Vi aspettiamo!