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Dossier > La scuola multiculturale può fare la città più ricca

Non a caso il MIUR ha recentemente stanziato un milione di euro per l'integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana. L’immigrazione ha cambiato la scuola: sono più di 800.000 gli alunni e gli studenti di origine non italiana, la percentuale nazionale supera il 9% sul totale della popolazione scolastica, i Paesi di provenienza sono 190. Quando pensiamo alla smart city, non possiamo dimenticare la scuola e in questo tempo meno che mai, la scuola multiculturale. Lo facciamo in vista di Smart City Exhibition 2015, a partire da questo documento di lavoro, frutto dell’incontro tra otto scuole tra le più multiculturali d’Italia , in occasione della scorsa Biennale dello Spazio Pubblico, in un laboratorio coordinato da Vinicio Ongini, del MiUR con il supporto di FORUM PA.

"Palermo, a Vucciria" foto di Bruno su Flickr CC www.flickr.com/photos/_pek_/20730646802
Immigrati adulti a scuola: “esperti di intercultura”. #lamultiscuola a Palermo

Con il contributo di Vinicio Ongini, MIUR della scorsa settimana, abbiamo tracciato in sintesi le possibili linee di rinnovamento della scuola, nell'ottica di rendere la presenza di studenti immigrati una risorsa per l'intero quartiere. Da oggi scendiamo nel dettaglio delle otto esperienze che hanno partecipato al Laboratorio che la Biennale dello Spazio Pubblico, lo scorso maggio ha dedicato al tema, lo facciamo attraverso la voce dei dirigenti che lavorano ogni giorno per rendere la scuola multiculturale più bella. Partiamo da Palermo

21/09/2015 Riccardo Ganazzoli*, Dirigente scolastico

Immigrati adulti a scuola: “esperti di intercultura”. #lamultiscuola a Palermo

Articolo
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I dati e il contesto

Alunni stranieri dell’Istituto Comprensivo raggiongono la percentuale del 9.5%; gli alunni stranieri del Centro territoriale per l’educazione degli adulti il 95%.

L’Istituto Comprensivo “Antonio Ugo” ha sedi ubicate in due quartieri popolari di Palermo: “Zisa” e “Noce”. Si tratta di un territorio ad alta densità abitativa su cui la mafia esercita un forte potere di condizionamento culturale e di controllo delle attività economiche. Molte sono le famiglie numerose e molte quelle che vivono in condizioni socio-economiche precarie (monoreddito, disoccupazione, sottoccupazione, lavoro nero, lavoro minorile). Rilevante è sul territorio la presenza di persone che non hanno completato il ciclo dell’obbligo. In questo contesto “l’arte di arrangiarsi” è fondamentale per guadagnare di che vivere, spesso anche illegalmente.

Il territorio è interessato da fenomeni di immigrazione. Sono presenti comunità di stranieri provenienti dall’Asia, dal Nord e dal Centro dell’Africa. Sul piano religioso, accanto ad una maggioranza cattolica, sono presenti anche Valdesi, Evangelisti, Testimoni di Geova, Musulmani e Induisti.

Dopo decenni di immigrazioni che costituivano comunità stabili. Il contesto migratorio a Palermo appare oggi caratterizzato da flussi di passaggio, diretti verso mete più appetibili dal punto di vista del mercato del lavoro. Contemporaneamente, i racconti dei migranti parlano però di una società locale meno xenofoba rispetto a quella di altre parti d'Italia, una meta a cui spesso si fa ritorno dopo esperienze in altre zone. In questo delicato, a volte rischioso e spesso entusiasmante equilibrio, due appaiono i punti critici, che costituiscono – allo stesso tempo – opportunità di cambiamento per la scuola pubblica.

Punti critici /opportunità di cambiamento

Il primo è una sostanziale rigidità della scuola statale, che non ha perso il suo carattere “nazionale” di scuola degli italiani, la quale pur impegnandosi nell'inclusione dei migranti non ha mutato il suo impianto generale – in termini di contenuti disciplinari, modelli educativi, finalità pedagogiche – rischiando di rimanere la scuola di sempre con, in più, una festa multiculturale alla fine dell'anno scolastico. Non sarebbe più utile e interessante per tutti/e una scuola che insegnasse una storiografia e una geografia non più eurocentrica? È possibile pensare una scuola in cui non si insegnino solo I promessi sposi ma anche il Tirukkural? Siamo in grado di fare storia delle religioni comparata invece che proporre un insegnamento confessionale?

Il secondo rischio di una scuola multiculturale, ma non ancora interculturale, è rappresentato dal fatto che i migranti presenti nella nostra scuola sono obbligati a conoscere (almeno) due lingue e due culture: sono esperti di intercultura, atleti della globalizzazione. I migranti approfittano cioè di una grande occasione educativa nel confronto – fianco a fianco nel medesimo banco – con l'alterità culturale. Al contrario gli studenti autoctoni continuano a essere monolingui e monoculturali, come se l'intercultura fosse qualcosa che riguarda solo gli “altri”. Come possiamo preparare gli studenti autoctoni a confrontarsi con un mondo sempre più interconnesso?

Cerchiamo di sviluppare una possibile risposta a queste domande, attraverso una prospettiva specifica: il confronto tra la scuola italiana e i tamil, immigrati dallo Sri Lanka, che a Palermo hanno la comunità più grande d'Italia, terza nel mondo per dimensioni.

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* Riccardo Ganazzoli è Dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo/CTP-EDA “Antonio Ugo” – Palermo