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Dossier > La scuola multiculturale può fare la città più ricca

Non a caso il MIUR ha recentemente stanziato un milione di euro per l'integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana. L’immigrazione ha cambiato la scuola: sono più di 800.000 gli alunni e gli studenti di origine non italiana, la percentuale nazionale supera il 9% sul totale della popolazione scolastica, i Paesi di provenienza sono 190. Quando pensiamo alla smart city, non possiamo dimenticare la scuola e in questo tempo meno che mai, la scuola multiculturale. Lo facciamo in vista di Smart City Exhibition 2015, a partire da questo documento di lavoro, frutto dell’incontro tra otto scuole tra le più multiculturali d’Italia , in occasione della scorsa Biennale dello Spazio Pubblico, in un laboratorio coordinato da Vinicio Ongini, del MiUR con il supporto di FORUM PA.

La scuola multiculturale fa la città più “povera” o più “ricca”? #lamultiscuola verso #SCE2015

Non a caso il MIUR ha recentemente stanziato un milione di euro per l'integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana. L’immigrazione ha cambiato la scuola: sono più di 800.000 gli alunni e gli studenti di origine non italiana, la percentuale nazionale supera il 9% sul totale della popolazione scolastica, i Paesi di provenienza sono 190. Quando pensiamo alla smart city, non possiamo dimenticare la scuola e in questo tempo meno che mai, la scuola multiculturale. Lo facciamo in vista di Smart City Exhibition 2015, a partire da questo documento di lavoro, frutto dell’incontro tra otto scuole tra le più multiculturali d’Italia , in occasione della scorsa Biennale dello Spazio Pubblico, in un laboratorio coordinato da Vinicio Ongini, del MiUR con il supporto di FORUM PA.

14/09/2015 Vinicio Ongini*, MIUR

La scuola multiculturale fa la città più “povera” o più “ricca”? #lamultiscuola verso #SCE2015

Articolo
smartinnovation

Alla domanda che ha fatto da filo conduttore all’incontro, ovvero se la scuola ad altissima presenza di alunni stranieri in contesti di periferia urbana è necessariamente una scuola più fragile, più difficile, più povera, è stata data questa risposta: la scuola in questi contesti è più complicata ma può essere anche più ricca di opportunità, di occasioni di cambiamento, più dinamica.

Qualche dato di contesto sul paesaggio multiculturale della scuola italiana: sono più di 800.000 gli alunni e gli studenti di origine non italiana, la percentuale nazionale supera il 9% sul totale della popolazione scolastica, i Paesi di provenienza sono 190. Più della metà ( 51,7%) degli alunni cosidetti “stranieri” sono nati in Italia; gli alunni di recente immigrazione, entrati nel nostro sistema scolastico nell’ultimo anno, sono invece il 4,9%. Le scuole la cui percentuale di alunni di origine non italiana supera il 50% sono 510. Le scuole che hanno partecipato al confronto hanno tutte, tranne l’Istituto alberghiero Domizia Lucilla di Roma, percentuali di alunni non italiani che superano la percentuale del 50%.

Il cambiamento naturalmente non è avvenuto solo nella composizione demografica ma anche nel modo di vivere lo spazio pubblico , nelle relazioni con le famiglie, nel modo di intendere l’educazione e la scuola, nei rapporti tra le generazioni, nella varietà delle lingue e delle religioni. Ma perché quartieri urbani (e le loro scuole) con percentuali simili di presenze di immigrati vengono percepiti in alcuni contesti come a rischio di “invasione”, di “insicurezza” e le scuole di questi quartieri a rischio di impoverimento educativo e didattico, mentre altri quartieri multiculturali sono percepiti come fenomeno “fisiologico”, “normale”, “interessante”.?

Il primo dato condiviso da tutte le scuole partecipanti all’incontro è stato che nella complessità dei contesti multiculturali ci sono, oltre al dato sull’incidenza degli alunni e studenti stranieri, diversi altri fattori in gioco, la cui conoscenza è fondamentale, e che ciascun “narratore” ha messo in evidenza inquadrando il proprio contesto. Per esempio: se le scuole prese in considerazione sono dell’infanzia o delle superiori, se sono presenti molti alunni nati e cresciuti in Italia o se prevalgono i nuovi arrivati, se ci sono alunni rom, se ci sono minori stranieri non accompagnati, se sono provenienti da Paesi di lingua non latina e quindi con sistemi linguistici molto diversi dal nostro, se le scuole sono in periferie urbane del Nord o del Sud, se il contesto è di deprivazione sociale o se è misto, se c’è una presenza attiva dell’Ente locale e delle associazioni.

I partecipanti al laboratorio (dirigenti scolastici, insegnanti, genitori) hanno raccontato come si può passare, concretamente, da una situazione percepita e vissuta come “svantaggiata” , alla costruzione, o al tentativo di costruzione, di una scuola “normale” o addirittura “più interessante” proprio in virtù alla sua multiculturalità .

Riassumo alcune delle parole chiave che sono emerse attraverso le voci dei relatori:

Scuola aperta “Il cambio di paradigma per portare la nostra scuola fuori dalla condizione di “ghetto” ha fatto perno sull’idea di scuola aperta. Intesa non soltanto come ampliamento degli orari di apertura degli spazi scolastici, anche nei giorni festivi, ma come intensificazione di rapporto con gli enti locali, con le associazioni, con singoli cittadini…Abbiamo organizzato i sabati aperti e il mercatino con la Coldiretti nel cortile della scuola”( Istituto Comprensivo Luigi Cadorna, Milano); “La scuola deve poter diventare una parte del territorio: uno spazio privilegiato, luogo di cura e accoglienza autogestita da genitori e partecipata dagli insegnanti il pomeriggio, luogo di attività sportive, centro estivo durante la chiusura". ( Scuola primaria DI Donato, Roma)

Alleanze "Il motore del cambiamennto radicale nel modo di porsi della scuola è stato l’impegno di un comitato genitori, composto da italiani motivati e convinti dell’utilità e del significato di una scuola multiculturale”(Istituto Luigi Cadorna, Milano) “Il coinvolgimento di un gruppo di madri straniere ha portato opportunità di scambio e contaminazione per la realizzazione di oggetti e manufatti e l’organizzazione di un mercatino…" ( Istituto comprensivo Bovio Colletta, Napoli); “La scuola ha tanti alleati nel quartiere, questo è il segreto!: la libreria, la biblioteca, l’associazione ASAI, alcuni commercianti perfino, la Scuola Holden di scrittura creativa, è venuto Alessandro Baricco a incontrare i bambini e la Fondazione Agnelli ha finanziato il progetto dell’orchestra dei piccoli violini nella nostra scuola ….con il risultato che la nostra primaria più multietnica è anche la più musicale!"(Istituto comprensivo Regio Parco, Torino

Plurilinguismo "Gli studenti migranti presenti nella nostra scuola sono obbligati a conoscere due lingue e due culture. Sono già un po’ esperti di intercultura, più dei nostri studenti. I nostri sono monolingui… Anche la presenza dei minori stranieri non accompagnati è stata un vantaggio per la scuola, conoscevano più lingue, rispettavano la scuola" (Istituto comprensivo Antonio Ugo, Palermo)

Racconto “Nel frattempo la decisione di invertire il senso della notizia, non più fermi ad aspettare le critiche per essere una scuola con “troppi” stranieri ma capaci di mostrare quanto si andava costruendo con i bambini….la prima iniziativa che ha visto l’atrio riempirsi di genitori, istituzioni, curiosi è stata la proiezione di un film documentario sulla nostra scuola dell’infanzia: Pisacane. Una scuola italiana. Si è iniziato da quei giorni a tessere una trama che raccontasse la scuola”( Scuola primaria Pisacane, Roma)

Competenze “Gli insegnanti, proprio a causa della difficile utenza, maturano generalmente una grande professionalità. Diventano più abili nella mediazione di conflitti e nella relazione educativa, sanno motivare e utilizzare tanti linguaggi: lingua, sport, arte, musica …” ( Istituto comprensivo Regio Parco, Torino)

Internazionale “Una scuola come la nostra (a grande maggioranza di studenti cinesi) che fino ad ora è apparsa di difficile e complessa gestione, con lo statuto di scuola internazionale, potrebbe diventare scuola di eccellenza”, (Istituto professionale Sassetti Peruzzi di Firenze). La scuola primaria Carlo Pisacane di Roma si è autodefinita “scuola internazionale”. “ Gli studenti stranieri rappresentano storie, lingue, viaggi, geografie diverse: potrebbero rendere più stimolante e concreto l’insegnamento…"( Istituto alberghiero Domizia Lucilla, Roma)

Proposta: perché non estendere alle scuole multiculturali lo statuto di scuole internazionali? Ma con quale criterio, con quali requisiti?

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Sono intervenuti al Laboratorio "Scuola e spazio interculturale" - #lamultiscuola (23 maggio Biennale Spazio Pubblico)

Istituto comprensivo “Regio Parco”, Torino: Concetta Mascali, dirigente; Istituto Comprensivo “Luigi Cadorna”, Milano: Massimo Nunzio Barrella, dirigente; Istituto professionale “Sassetti Peruzzi”, Firenze: Barbara Degli Innocenti, dirigente; Scuola primaria “Carlo Pisacane”, Roma: Vania Borsetti, insegnante e per l’Associazione genitori Pisacane: Margherita Emiletti; Scuola primaria “Di Donato”, Roma: Miriam Iacomini, insegnante; Istituto Alberghiero “Domizia Lucilla”, Roma: Sergio Kraisky, insegnante; Istituto comprensivo “Bovio Colletta”, Napoli: Annarita Quagliarella, dirigente; Istituto comprensivo “Antonio Ugo”, Palermo: Riccardo Ganazzoli, dirigente.

Qui lo speciale "Scuola, viaggio tra i banchi multietnici d’Italia. Dove lo straniero conta (e non pesa)" di Chiara Daini su "Il Fatto Quotidiano".

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*Vinicio Ongini è Coordinatore tecnico dell'Osservatorio nazionale per l'integrazione degli alunni stranieri e l'educazione interculturale del MIUR. E' autore, tra le altre pubblicazioni, di "Noi domani. Un viaggio nella scuola multiculturale", Laterza, 2011.