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Strategie open: a Palermo i dati aperti sono un piacere, non un dovere

Dimentichiamo gli obblighi e le sanzioni. Se vogliamo fare open data ci dobbiamo divertire. Con questo approccio il team open data del Comune di Palermo lavora per far entrare la cultura del dato aperto in tutti gli uffici comunali. E per farlo punta su condivisione di conoscenze e adozione di tecnologie amiche, che facilitino il lavoro di chi deve liberare i dati e offrano un plus di aggiornamento in tempo reale a chi li vuole riutilizzare.

14/04/2015 Michela Stentella

Strategie open: a Palermo i dati aperti sono un piacere, non un dovere

Piacevoli compagni di viaggio con cui divertirsi, che aiutano a scoprire il mondo da una nuova prospettiva e alleggeriscono il bagaglio invece di appesantirlo. Ecco gli open data secondo la ricetta del Comune di Palermo che da un paio d’anni è impegnato in una diffusa azione organizzativa e culturale per la liberazione del proprio patrimonio informativo e da circa sei mesi ha scelto anche la propria strategia tecnologica: dotare i diversi uffici di applicativi gestionali che non solo si possano utilizzare per la pubblicazione delle informazioni sui siti tematici del Comune, ma siano anche in grado di generare automaticamente set di open data in xml. In pratica, il dipendente comunale nel suo lavoro quotidiano aggiorna una serie di dati, ma invece di farlo all’interno di database presenti on site nel suo pc e quindi visibili solo a lui e ai colleghi abilitati, lo fa tramite un gestionale on line che in tempo reale va a creare e ad aggiornare anche un corrispondente file xml linkato nel portale open data del Comune.

I dati sono così disponibili per tutti (naturalmente al netto di quelli coperti da privacy) e dinamicamente aggiornati senza richiedere un ulteriore sforzo al dipendente comunale, dato che con questo sistema non è necessario creare “a mano” file di open data per metterli poi a disposizione degli utenti. E per chi li riutilizza (cittadino, impresa, sviluppatore) questa scelta offre un grande valore aggiunto rispetto ai file di dati in formato xsl o csv, che risultano storicizzati al momento in cui vengono creati e scaricati. Per alcuni settori in continua evoluzione, infatti, un database statico perde valore in breve tempo: pensiamo ad esempio ai dati sulla qualità dell’aria, all’anagrafe o a tutto ciò che è legato agli eventi sul territorio.

Il percorso è appena cominciato: sul sito del Comune di Palermo, nella pagina dedicata agli open data, ci sono 28 dataset in xml contro 277 xls, quindi un rapporto di circa uno a dieci. Attualmente nel corso di riunioni settimanali a cui partecipano i capiarea del Comune si sta facendo il punto sugli applicativi usati nei vari uffici: per chi già utilizza un software gestionale per caricare i dati, la società informatica del Comune lavora a un applicativo che consenta di generare una vista di quel database in xml (linkata poi sul portale open data); per chi invece carica ancora i dati in excel o access (e sono molti, anche su db di importanza strategica), il webmaster propone di sviluppare da zero un pannello di controllo per inserire i dati e allo stesso tempo prevede anche per quel pannello di controllo la possibilità di generare una vista in xml. E una volta adottato questo sistema il lavoro è fatto perché, nel momento in cui il dipendente di un ufficio aggiorna il suo database, il relativo link sul portale open data si aggiorna in automatico.

“Quello che stiamo facendo a Palermo potrebbero farlo tutte le amministrazioni perché la maggior parte delle attività che vengono svolte per competenza da ogni ente pubblico sono gestite con software. Il problema non è tecnologico ma, come spesso accade, di volontà” sottolinea Ciro Spataro, dipendente comunale impegnato in prima persona nella strategia di diffusione degli open data (attualmente braccio destro del dirigente responsabile open data) e promotore della prima ora, come ci racconta lui stesso: “A Palermo tutto il percorso open data è nato dal basso: sono stati sei cittadini (di cui io ero l’unico dipendente comunale) a scrivere nel tempo libero le linee guida ideali che avrebbe potuto darsi il Comune su questa materia. In contemporanea uscirono le linee guida dell’Agid, da cui abbiamo preso le indicazioni sull’organizzazione interna dell’ente. Tutto il resto lo abbiamo creato noi e inviato all’assessore alla partecipazione che ha poi portato il documento in Giunta”.

Il 13 dicembre 2013 sono state quindi adottate le "Linee Guida per le attività sugli Open Data della Città di Palermo” ed è stato messo in piedi un team dedicato all’interno dell’Ufficio innovazione, con un responsabile open data, i 15 dirigenti capi area del comune e 140 referenti all’interno degli uffici comunali. Il passo successivo è stata la formazione del personale, a partire dal corso on line organizzato dal Formez tra novembre e dicembre 2014 e dedicato alle Regioni Obiettivo Convergenza. Grazie alla formazione e allo scambio di conoscenze, i dipendenti hanno cominciato a sviluppare una nuova visione sul tema open data: non più un obbligo, ma un piacere e un’opportunità.

“Le competenze digitali si trasmettono anche con metodi che non sono codificati dalla legge – sottolinea Spataro - per esempio condividendo webinar, lavorando con le mappe, spiegando ai colleghi come si fa…grazie quindi all’iniziativa e all’intraprendenza di chi è appassionato al tema. Noi abbiamo detto da subito: guardate che sugli open data dovete dimenticarvi lo spettro della sanzione, non deve essere un obbligo ma una maniera divertente di lavorare. Le mappe, per esempio, stanno diventando un fenomeno virale perché tutti ne capiscono l’utilità: i dipendenti, quando hanno visto che i loro dati gestiti in formato testuale o tabellare potevano essere visualizzati sulle mappe, hanno avuto una chiave di lettura diversa del lavoro che hanno fatto per anni. Hanno capito che potevano controllare meglio il territorio attraverso i dati su mappa e molti si sono innamorati di questo strumento. Ora per Pasqua abbiamo realizzato la mappa delle processioni in città. Che utilità ha? Una su tutte: dove c’è la processione le auto non possono entrare! E un conto è fare un pdf con l’elenco delle processioni e relativo percorso, un conto è la mappa che ti dà subito il senso della geografia cittadina. Con lo smartphone in macchina apri google map, inserisci la tua posizione e vedi che zone evitare con l’auto. Finalmente si comincia a comunicare in maniera più efficiente. Per me che lavoro da 25 anni in un comune complesso e grande come Palermo è questa la vera innovazione”. 

A febbraio scorso sono scaduti i termini stabiliti dal decreto legge 90/2014, convertito dalla Legge 114 dell’11 agosto, per la pubblicazione in formato aperto da parte delle pubbliche amministrazioni del proprio patrimonio informativo. Ma nonostante siano previste sanzioni per gli inadempienti, una ricerca dell'osservatorio e-government del Politecnico di Milano ha evidenziato che, ad oggi, solo il 41% dei Comuni è formalmente in regola mentre il 66% addirittura non ha in programma di volerlo fare in futuro. Inoltre, due Comuni su tre tra quelli che hanno pubblicato i dati non rispetta le Linee guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale sulle modalità di pubblicazione dei dati. Il 63% pubblica dati in un formato non leggibile da un’applicazione informatica (per esempio pdf), solo il 16% rende nota la frequenza di aggiornamento e solo il 32% permette un’interazione da parte degli utenti.