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SmartTag beni comuni

L’edificazione spinta degli agglomerati urbani in cui viviamo sembra averci fatto perdere ogni relazione con l’ambiente naturale. L’impermeabilizzazione smodata del suolo urbano ha avuto e sta avendo importanti ricadute su innumerevoli aspetti del vivere in città. Secondo dati WWF in Italia l’urbanizzazione dal 1956 al 2001 è cresciuta del 500%. Tuttavia oggi assistiamo a un fenomeno interessante. Il verde sta lentamente tornando in città, anche in Italia. In alcuni paesi sembra addirittura che le città reclamino con forza il bisogno di stare in contatto con la campagna da cui, di fatto, dipendono intrinsecamente. OrtiAlti procede proprio in questa direzione: un progetto presentato a #SCE2014 che fa immaginare città più inclusive, vivibili e sostenibili.

01/12/2014 di: Martina Cardellini

Recuperare aiuole come beni comuni, valorizzare i graffiti e la street-art, convocare un’assemblea di quartiere per decidere come usare uno spazio pubblico: in poche parole, prendersi cura dei beni comuni. Da qualche giorno è possibile, grazie ad un regolamento comunale a disposizione delle amministrazioni che lo desiderano. E’ stato presentato a Bologna ed è frutto di una sperimentazione durata circa due anni promossa dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, realizzata dal comune di Bologna con il supporto scientifico di Labsus (Laboratorio per la sussidiarietà).

26/02/2014 di: Francesca Battistoni

 A un anno dai referendum che hanno decretato l’acqua “bene comune” e mentre si riscalda il dibattito sui modelli di gestione dell'oro blu (con particolare veemenza a Roma dove si discutono le sorti dell’Acea), Alberto Lucarelli, assessore a Beni comuni, Acqua pubblica e Democrazia partecipativa del Comune di Napoli e professore di Diritto pubblico all’Università Federico II, ci introduce al tema della governance dei beni comuni. E parte da una "pratica" unica in Italia: la gestione dell'acqua pubblica con l'azienda speciale ABC - Acqua Bene Comune Napoli. 

19/06/2012 di: Chiara Buongiovanni

Qualcuno ha scritto di FORUM PA 2012 come di un grande cervello: un raggruppamento inusuale di neuroni e sinapsi, in una tre giorni e mezzo di incontri, presentazioni e contatti, nelle sale di lavoro come al bar. Uno zoom speciale meritano le “sinapsi” in creativity room il 17 maggio, dove hanno lavorato gli innovatori sociali italiani, quelli “ufficiali” insieme a quelli “di fatto”, attivi in campi solo apparentemente senza legami: dalla governance dei beni comuni alla scienza, dalla finanza all’education, dall’impresa al welfare e alla tecnologia. (Qui le immagini).

25/05/2012 di: Chiara Buongiovanni

Il community organizing è legato alla Chicago industriale degli anni ’30 e al nome del sociologo Saul Alinsky che ne ha fatto un vero e proprio metodo di lotta per le comunità spossessate del diritto al selfrule, quintessenza della democrazia americana. Da allora il community organizing ne ha fatta di strada, arruolando negli anni ‘80 un giovane Barack Obama e arrivando, con le modifiche del caso, nell’Europa odierna della Big Society. Ne parliamo con Mattia Diletti, Ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università La Sapienza di Roma.

29/11/2011 di: Chiara Buongiovanni

Alzi la mano chi, almeno una volta, non ha pensato che la risposta fosse si. Nonostante suoni come il sogno lontano di bambini, come la domanda retorica a cui tanti in tutta onestà credono di non dover più rispondere, gli innovatori sociali lavorano per cambiare questo mondo. Non necessariamente perché inguaribili sognatori ma perché convinti che l’innovazione di cui le nostre economie hanno vitale bisogno o sarà sociale o non sarà sostenibile. Così partono piccoli-grandi progetti, in cui ciascuno mette i propri sogni e la propria professionalità in relazione con quelli degli altri, secondo il modello della rete. E non succede nel Terzo settore né sotto altre epiche etichette  ... Allora dove? E come? Ne parliamo  con Alberto Masetti Zannini, co-fondatore di the HUB Milano. A seguire l'intervista video e gli approfondimenti...da una lunga chiacchierata via skype.

14/03/2011 di: Chiara Buongiovanni