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Il community organizing è legato alla Chicago industriale degli anni ’30 e al nome del sociologo Saul Alinsky che ne ha fatto un vero e proprio metodo di lotta per le comunità spossessate del diritto al selfrule, quintessenza della democrazia americana. Da allora il community organizing ne ha fatta di strada, arruolando negli anni ‘80 un giovane Barack Obama e arrivando, con le modifiche del caso, nell’Europa odierna della Big Society. Ne parliamo con Mattia Diletti, Ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università La Sapienza di Roma.

29/11/2011 di: Chiara Buongiovanni

L’Italia ha il suo portale open data da qualche settimana mentre la Francia, qualche settimana fa, annunciava che per la fine del 2011, sarà on line data.gouv.fr. Sbirciando aldilà delle Alpi, rileviamo che (ancora una volta) ciò che ci distingue dai francesi è il “metodo”. Se quello dell’open data italiano appare un processo sostanzialmente bottom – up quello dei francesi si configura come un processo ben “ordinato”, inserito in una strategia pluriennale di valorizzazione del patrimonio immateriale pubblico e operativamente guidato da una missione di giovanissimi, appositamente istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Chapeau?

02/11/2011 di: Chiara Buongiovanni

Per l’open data britannico è una giornata importante. Si chiudono oggi ben due consultazioni pubbliche sul tema, intimamente connesse. La prima, dedicata alla politica "open data" tout court in elaborazione a Downing street, è quella del Making Open Data Real. La seconda riguarda un aspetto specifico ma,  a sentire gli attivisti dell’Open rights group, di massima centralità  per i destini dell’Open data. Si tratta della consultazione sulla Public Data Corporation (PDC), ente che raggrupperà le istituzioni “ricche di dati” fissandone le politiche di distribuzione e accessibilità. La creazione della PDC, annunciata lo scorso gennaio, porta con sé una questione non da poco: “se, quanto e come l’open data sarà a pagamento”. “Ernest Marples, (i.e. il direttore delle Poste britanniche che introdusse il codice postale) è molto triste nel vedere quanto l’utilità della sua invenzione stia per essere amputata”, assicurano gli attivisti on line, lanciando l'iniziativa ernestmarples.com.

27/10/2011 di: Chiara Buongiovanni

Ushahidi in lingua Swahili significa “testimoni” ed è anche il nome di una “piattaforma di informazione collettiva”, rigorosamente gratuita e open source, nata proprio in Kenya nel 2008, per rispondere al black out dell'informazione “ufficiale” e diffondere informazioni e denunce sui brogli e sulle violenze e gli scontri che si stavano verificando nel Paese dopo le elezioni presidenziali. Come funziona? In pratica, chiunque può segnalare attraverso diversi canali – via email, facebook o twitter, ma anche semplicemente via SMS – quello che sta avvenendo e dove; le testimonianze vengono poi raccolte dalla piattaforma, indicizzate e inserite su una mappa interattiva. Uno strumento che, quindi, favorisce l'informazione, ma anche la trasparenza e il controllo sociale e che, in questo senso, verrà nuovamente utilizzato domenica prossima, 23 ottobre, questa volta in Bulgaria, dove sono in programma le elezioni presidenziali e amministrative e dove, secondo un sondaggio dell'associazione Transparency international, un cittadino su 5 è disposto a vendere il proprio voto.

20/10/2011 di: Michela Stentella

Quale è il cambiamento che ci aspettiamo in un Paese quando introduciamo una politica di questo tipo? “ Da questa domanda parte l’intervento di Enrico Giovannini, Presidente ISTAT, alla Conferenza stampa di presentazione del portale italiano dell’open data – dati.gov.it all’interno dell’Operazione Open Government, lanciata lo scorso 18 ottobre a Roma. Vi proponiamo il video dell’intervento, breve ma pregnante.

20/10/2011 di: Chiara Buongiovanni e Tommaso Del Lungo

La prima PA italiana a “liberare” i propri dati è stata la Regione Piemonte che, a partire dal 2010, li ha resi accessibili e riusabili dal sito dati.piemonte.it. Poi, nel febbraio scorso, è stata la volta del Comune di Udine, che ha pubblicato i dati di bilancio dell'Ente in formato open. Stessa cosa ha fatto il Comune di Faenza. La settimana scorsa la Regione Emilia-Romagna ha messo on line su dati.emilia-romagna.it una prima serie di dati aperti e, infine, ieri anche il Comune di Firenze ha fatto altrettanto. Queste importanti esperienze territoriali vengono ora riprese e valorizzate a livello nazionale: da oggi, infatti, è on line il portale italiano degli open data, www.dati.gov.it, che raccoglie i dati aperti del Ministero per la PA e l’Innovazione e di numerose amministrazioni centrali e territoriali.

18/10/2011 di: Michela Stentella

L’Ideario per Cagliari è un’iniziativa nata dal basso dopo l’elezione a sindaco di Massimo Zedda nel maggio scorso, con l'obiettivo di dare un seguito alla grande partecipazione popolare che ha caratterizzato le ultime elezioni amministrative. Attraverso una piattaforma collaborativa si possono proporre le proprie idee per migliorare la città, ma anche commentare e votare le proposte degli altri utenti. E sembra proprio che i cittadini di Cagliari abbiano accolto con entusiasmo questo invito: dal 1° giugno ad oggi sono state inviate 530 idee, con 2.736 commenti, e più di mille utenti registrati.

20/09/2011 di: Michela Stentella

Che milioni di cittadini siano su Facebook non è una novità. Che ci passino tanto tempo con le motivazioni più disparate non è propriamente affare della pubblica amministrazione, se non fosse che questo frequentatissimo spazio sociale può essere facilmente usato per migliorare i servizi pubblici. Così si accende la lampadina dell’eureka statunitense, ancora una volta, e succede che il team CivicPlus, specializzato nel web delle amministrazioni locali, sviluppa un'application che si chiama Citizen Request Tracker (CRT), gratuita e facile da scaricare dal proprio profilo Facebook. Per fare cosa? Per inviare segnalazioni di malfunzionamento o incuria (dall’illuminazione pubblica ai cani randagi) nella propria città, mantenendo traccia delle richieste, delle risposte e delle comunicazioni di follow up. 

26/07/2011 di: Chiara Buongiovanni

Signore e signori ecco a voi l’innovazione sociale made in Europe. Seguendo il percorso intrapreso da Washington, l’Unione Europea ha ufficialmente lanciato l’iniziativa Social Innovation Europe all’interno della più ampia Innovation Union. All’evento di apertura lo scorso 17 marzo, il presidente Barroso ha chiarito che l’innovazione sociale è strategica per lo sviluppo dell’Unione che in questo campo – ha precisato – si candida a diventare leader mondiale. Dalla pubblicazione “This is European Social Innovation” - curata dalla DG Impresa e Industria della Commissione e rilasciata per l'occasione -  raccogliamo due indicazioni importanti: come leggono l’innovazione sociale a Bruxelles e, di conseguenza, come “scovano” gli innovatori sociali.

31/03/2011 di: Chiara Buongiovanni

Per una strana sindrome delle parole può succedere che un’espressione, proprio quando prende piede, inizi ad aleggiare nei discorsi fino quasi a rarefarsi...con il risultato che, pur usata da tanti, non si capisce bene dove  e come diventi pratica. Mentre l’”open government” comincia a correre il rischio, dalla Gran Bretagna della Big Society arriva un modello che sembra far "atterrare" nei territori questo approccio di governo, sostenendo una figura chiave che per definizione " non è  pubblica né privata né sociale". Parliamo dei civic entrepreneurs, dei “Bill Gates e Steve Jobs della Big society”, di quelli che creano interfacce attraverso cui i cittadini possono partecipare, innovare e co-creare con facilità. Ne ha parlato Nat Wei, UK Government Chief Adviser on Big Society, recentemente a Roma.

08/03/2011 di: Chiara Buongiovanni