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“Quito non è ancora una smart city, ma ci siamo dati degli obiettivi, abbiamo lavorato 6 mesi sull’Agenda Digitale e vogliamo diventare una città socialmente innovatrice” questa la chiave dell’intervento di Juan Pablo Espinosa Burgos, che apre il convegno "Le Smart City nell'Agenda Digitale".

Cosa rende diversa Londra dalle altre città del Regno Unito? Questa è la prima domanda che si è posta il comitato di "saggi" di cui l’amministrazione londinese si è dotata, all’inizio del 2013, allo scopo di individuare le criticità della città e gli interventi più idonei alla loro soluzione. La Smart London Board presiede al processo di trasformazione e di innovazione della città, valutando la qualità dei progetti, la loro esecuzione e l’impatto sull’area metropolitana.

Intervenendo all'incontro "Programmazione europea e città metropolitane" in programma a SCE 2013, il vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano denuncia la mancanza di una strategia nazionale che guidi il processo costituente delle città metropolitane. Un vuoto che ha delle ricadute importanti sul territorio, alimentate da una situazione di incertezza dovuta anche alla frammentazione delle compentenze.

Quartiere storico e centrale di Lisbona, la Muraria è stato riconosciuto dal Consiglio comunale come una zona d’intervento ad alta priorità, con più della metà degli edifici che necessitavano di una ristrutturazione.

“Quito non è ancora una smart city, ma ci siamo dati degli obiettivi, abbiamo lavorato 6 mesi sull’Agenda Digitale e vogliamo diventare una città socialmente innovatrice” questa la chiave dell’intervento di Juan Pablo Espinosa Burgos, che apre il convegno "Le Smart City nell'Agenda Digitale".

Secondo Valentino Castellani, Vice presidente di Torino Strategica, occorre superare l’alta frammentazione del nostro paese. Il piccolo comune all’interno dell’area metropolitana ha dei vantaggi in termini di funzioni e servizi, ma bisogna costruire un “pensatoio” nazionale delle politiche urbane per mettere insieme nicchie di eccellenza (amministrazione, centri di ricerca, università) e proseguire step by step.

È importante lavorare sui modelli istituzionali. È necessario allargare i confini, collaborare e non comprimere l’identità delle comunità locali. Secondo Mauro Bonaretti, Capo di Gabinetto del Ministro per gli Affari Regionale e le Autonomie, una smart city nasce solo se vi sono progettualità, sfide strategiche, software e hardware per competere con le altre città europee. La legge deve essere il quadro di opportunità e opzioni, poi saranno gli attori sul territorio a decidere come muoversi.

Secondo Marco Magrassi, Coordinatore per le politiche urbane dell’Unità di Valutazione degli investimenti pubblici del Dipartimento per le politiche di sviluppo del Ministero Sviluppo Economico, sulle 14 aree metropolitane ricadono 41,8miliardi di fondi. Tuttavia solo l’1% di questi viene gestito direttamente dai Comuni e solo su questo hanno impegnato e concretizzato le loro azioni. Occorre che tutte le città metropolitane utilizzino i fondi UE, non solo negli ambiti tradizionali, ma anche in quelli metafisici.

Oggi la competizione è tra sistemi locali, non vince l’azienda ben organizzata, ma i diversi sistemi esistenti se integrati e coordinati. I 2/3 del Pil sono localizzati nelle città metropolitane, come anche le iniziative di innovazione, ma c’è una grande contraddizione al loro interno, divise come sono tra potenzialità e arretratezza. Secondo Enzo Bianco, Sindaco di Catania, è insopportabile il deficit della governance e dei meccanismi istituzionali di queste aree urbane.

Quale è il passaggio che lega una Smart City a una Human Smart City? Che significa avere civic intelligence? Con Douglas Schuler, ricercatore specializzato nei rapporti tra società e tecnologia, parliamo di partecipazione civica e citizen engagement. Cosa significa oggi essere una città intelligente? Schuler risposnde alle domande del pubblico della Smart City Exhibition 2013.